Wales 2007

L’idea di poter trascorrere un periodo di tempo all’estero mi ha sempre affascinato, così, quando a febbraio 2007 i nostri professori ci hanno illustrato la possibilità di uno stage in un paese straniero ho “colto la palla al balzo” e, come richiesto, ho inviato all’associazione Leonardo da Vinci il mio curriculum. Nel mese di aprile ho sostenuto un colloquio con la responsabile di questo progetto, Mara Costanzo, a cui sono seguiti due incontri prima della partenza. Così, l’8 settembre 2007, è iniziata la mia esperienza in Galles. Con I miei genitori mi sono recata all’aeroporto Orio al Serio di Bergamo. Un po’ di agitazione e di preoccupazione (la prima volta in aereo!!), ma anche attesa ricca di trepidazione e tanta voglia di intraprendere questa nuova esperienza. Dopo aver riconosciuto all’aeroporto qualche viso familiare (appena conosciuto la settimana prima all’ultimo incontro prima della partenza a Torino) mi sono tranquillizzata un po’. Così alle 10.20 l’aereo è decollato e dopo due ore di volo ci siamo immersi nella coltre di nuvole al di sopra di Manchester. Dopo aver spostato le lancette dell’orologio indietro di un’ora ci siamo diretti a Llangollen e, dopo un’ora di pulmino, siamo stati condotti alle rispettive case. Siamo stati così accolti da una distesa di colline verdeggianti e dolci pendii ricchi di vegetazione. Llangollen è una cittadina di 3500 abitanti, distante 17 chilometri dalla città più vicina, Wrexham, che si può raggiungere in pullman in mezz’ora. Nonostante sia molto piccola, Llangollen è una città  molto bella e caratteristica ed è famosa per il suo Royal International Musical Eisteddfod, un festival che si svolge ogni anno nel  mese di luglio. Turisti e concorrenti giungono a Llangollen da tutto il mondo e ogni sera durante il festival ci sono bellissimi concerti.

Il pullman si è inerpicato per una stradina tortuosa e io e Giulia, la mia nuova “sorellina” di Alessandria, siamo scese in Horseshoe Pass View numero 8, davanti a una piccola casetta dal tetto a punta. Keith e Diane ci aspettavano sulla porta. Dopo esserci presentati abbiamo sistemato i bagagli e il primo pomeriggio è trascorso così. Io e Giulia avevamo una stanza in comune; vi era poi un accogliente soggiorno, la cucina e un bellissimo terrazzo da cui si poteva godere di una vista stupenda.

I primi tentativi di conversazione con Keith e Diane sono stati un po’ problematici, soprattutto per la loro pronuncia, diversa da quella che ero abituata a sentire a scuola. Specialmente i primi giorni c’era un po’ di imbarazzo, per non saper cosa dire o come comportarsi in una famiglia diversa dalla propria.

 La mia casa a Llangollen

E’ strano trovarsi da un giorno all’altro in mezzo a persone sconosciute e senza un riferimento ed era la prima volta che affrontavo un’esperienza del genere. Soprattutto i primi giorni non è stato facile. Sono stati proprio quelli in cui ho sentito maggiormente la mancanza di casa, della mia famiglia, delle mie abitudini, dell’Italia. E’ stato più duro l’impatto, perché mi ero fatta un’idea diversa e l’adattarsi alla situazione reale, che comunque è sempre diversa per quanto la si possa immaginare, richiede soprattutto un po’ di tempo. Sinceramente all’inizio c’è stata un po’ di delusione: avevo sperato di trovarmi in una famiglia con dei figli in modo da poter uscire con amici gallesi e invece così non era, mi trovavo in un posto in cui fino a quel momento non avevo visto persone della mia età ed ero in una località isolata che distava dal centro più vicino 17 chilometri. Diane mi ha detto in seguito che Llangollen è una cittadina in cui vivono per la maggior parte persone anziane. Poiché è basata principalmente sul turismo, i giovani si trasferiscono in altre località vicine in cerca di lavoro. Conoscevo solo altri italiani e il fatto di stare con persone della mia nazionalità andava contro lo scopo stesso del viaggio, ovvero l’apprendimento dell’inglese. Invece poi, a poco a poco, mi sono abituata e l’esperienza si è rivelata comunque proficua.

Lunedì 10 settembre è iniziata la settimana di scuola. Ogni giorno con i miei compagni italiani partecipavo a lezioni di inglese. Queste erano tenute nella sede della ECTARC, ovvero l’associazione che ci ha inseriti nel contesto lavorativo. La ECTARC organizza corsi di lingua e “work placements” per persone di ogni età da ogni parte dell’Europa. In questo centro potevamo infatti incontrare studenti provenienti da Germania, Francia, Spagna, Gran Bretagna e Italia. Chiunque voglia partecipare alle esperienze organizzate dalla ECTARC partecipa a un corso di lingua di una o due settimane e a un periodo variabile che può durare delle 5 settimane ai tre mesi o più di stage lavorativo. Le lezione erano così strutturate: iniziavano alle 9:30 e terminavano alle 16:00, con una pausa pranzo tra le 13:00 e le 14:00.

Sono molto diverse dalle lezioni che si tengono in una classica scuola italiana. C’è un rapporto molto più confidenziale con l’insegnante. A mio avviso sembravano più una chiacchierata con un amico. Callie, il nostro insegnante, è riuscito a tenerci attenti e concentrati per tutto il corso ed è riuscito a coinvolgerci molto bene con numerosissime conversazioni su qualsiasi argomento e con qualche approfondimento grammaticale. Durante le lezioni è stata privilegiata la parte riguardante l’inglese parlato, con l’apprendimento di espressioni utili nella vita di tutti i giorni ma anche in ambito lavorativo, che mi sono state molto utili. Abbiamo ricevuto dunque un’infarinatura che ci ha preparato alla parte lavorativa dell’esperienza, che è iniziata la settimana seguente. Venerdì 14 settembre sono andata per la prima volta sul posto di lavoro per un colloquio, dove ho ricevuto indicazioni utili relative al lavoro stesso.

Così lunedì 17 settembre mi sono recata al Barnado’s. Il Barnado’s store è un tipo di negozio in inglese definito come “charity shop”, ovvero “negozio della carità”e fa parte di una catena di negozi diffusi in tutto il Galles.

In un “charity shop” le persone portano vestiti e oggetti che non usano più e di cui non hanno più bisogno; il personale di questi negozi (composto per la maggior parte da volontari) si occupa di valutare le condizioni dei prodotti ricevuti, rimettendoli a nuovo e rivendendo quelli in buono stato. Il ricavato va ai bambini poveri o senza famiglia della Gran Bretagna. Le mie mansioni variavano dal lavoro di cassa, all’etichettare i vestiti con taglia e prezzo e stirarli (con una tecnica chiamata steaming, in cui i vestiti vengono stirati tramite vapore) al pulire e tenere ordinato il negozio, e ancora all’aiutare i clienti che avevano bisogno. Al piano inferiore c’era il negozio vero e proprio, mentre al piano superiore vi erano tutti i vestiti e gli oggetti ancora da sistemare e quelli già pronti per la vendita.

Al Barnado’s ho lavorato accanto a molte persone: Sian (il capo), Joyce, Laura, Simon, Jamie, Llions e Lianne. Sono sempre stati tutti molto gentili e sempre disponibili a rispondere alle mie domande. Tuttavia con alcune persone mi sono trovata meglio perché c’era più dialogo. Nel periodo in cui ho lavorato con Simon per esempio ho potuto parlare tantissimo mentre con altre persone dello staff mi sono sentita lasciata più a me stessa. Non era raro infatti che lavorassi per diverse ore completamente sola al piano di sopra a etichettare o stirare i vestiti. Questo succedeva anche a volte quando ero in cassa: infatti, come mi è stato detto, settembre e ottobre sono alcuni dei pochi mesi in cui ci sono pochi turisti in questa cittadina (che vive principalmente sul turismo) e quindi non c’è molta clientela nei negozi. Questo è stato l’aspetto negativo dell’esperienza lavorativa; penso che il fatto di parlare in un contesto di questo tipo dipenda molto dalle persone con cui lavori. Il cliente non conosce la tua situazione e non è lui che ti corregge quando ti sbagli a dire qualcosa. A lui importa ben poco che tu sia lì per imparare una lingua. Quindi l’aiuto deve venire soprattutto dai propri colleghi.

La mia giornata tipo iniziava verso le 8:30. Dopo colazione e dopo essermi preparata mi recavo al Barnado’s, dove iniziavo a lavorare alle 10:00. Dalle 13:00 alle 14:00 c’era la pausa pranzo. Normalmente mi recavo alla ECTRAC, che è fornita di una ben attrezzata cucina disponibile gli studenti. Il mio pranzo era costituito dal “packet lunch” che mi preparava Diane ogni mattina, costituito generalmente da un panino, un frutto , un pacchetto di patatine e un dolcetto. Alla ECTARC potevo pranzare in compagnia dei miei amici italiani e non. Quindi lavoravo poi fino alle 16:00 o alle 17:00 a seconda delle necessità e una volta a casa guardavo la tv, usavo internet o chiacchieravo con Keith e Diane. La cena era normalmente alle 18:00. E’ stato anche strano adattarsi a ritmi diversi. Alcuni dei miei amici addirittura avevano cena alle 17:00, infatti i gallesi stessi chiamano spesso la cena “ora del tè”. Non ho fatto fatica ad abituarmi ai pasti che mi venivano dati, anche se senza ombra di dubbio la cucina italiana è migliore!! Inoltre Diane, per tutta la durata del nostro soggiorno, si è gentilmente offerta di lavare i nostri indumenti, così abbiamo avuto una cosa in meno a cui pensare.

Dopo cena ogni tanto mi recavo a fare delle passeggiate con Keith e i suoi due cani. La sera normalmente uscivo con i miei amici italiani e ci recavamo al “fish & chips” di fiducia o in qualche pub (normalmente in uno proprio vicino a casa mia e di Giulia chiamato “The Sun”). Proprio nei pub ci davamo appuntamento con altri ragazzi incontrati alla ECTARC; ho trovato bellissimo il fatto di potermi confrontare con persone di una nazionalità diversa dalla mia, con culture e abitudini differenti e questo aspetto mi ha arricchito dal punto di vista delle relazioni. Ho stretto parecchie amicizie e sono tutt’ora in contatto con alcune persone. 

Nei fine settimana mi sono recata con i miei amici in varie città: Manchester, Chester, Liverpool e Londra, mentre il mercoledì della prima settimana sono andata con un viaggio organizzato al Parco Naturale di Snowdonia e a visitare una cittadina chiamata Conwy.

Inoltre nei pressi di Llangollen si trovano le rovine del castello di Dinas Bram che si possono raggiungere con una passeggiata di quaranta minuti; da là si gode di una vista mozzafiato su tutta la valle in cui si trova Llangollen.

 

 Il Big Ben a Londra

 Mi è piaciuta moltissimo Londra, dove ho potuto vedere il Tower Bridge, il Big Ben, l’abbazia e la cattedrale di Westminster, Buckingham Palace e la cattedrale di St. Paul. Per quanto riguarda il contatto con i miei genitori, amici e parenti in Italia, oltre che per telefono, potevo comunicare con loro tramite e-mail. Keith e Diane mi permettevano di usare la loro connessione a Internet per mezz’ora ogni giorno. Inoltre, sia alla ECTARC che alla biblioteca di Llangollen diversi computer erano disponibili gratuitamente per noi studenti.

Tra un po’ di fatica, tanto impegno ma anche molte risate e tanta novità è arrivato il 12 ottobre. Dopo aver ultimato tutte le varie formalità alla sede della ECTRAC siamo tornati ancora a casa. Ancora una volta quella stradina in salita fino alla casetta dal tetto a punta, e quindi le ultime ore passate nella nostra famiglia gallese mettendo in valigia le ultimissime cose (si ha sempre l’impressione di aver dimenticato qualcosa!!)

Le poche parole erano accompagnate da silenzi un po’ malinconici. Non ci potevo credere che la mia esperienza fosse già finita… Eppure all’1:30 il pullmino che ci ha portato all’aeroporto di Liverpool era già lì davanti a casa. Era arrivato il momento dei saluti. Mi è venuta tanta tristezza nel dover salutare Keith e Diane che in queste cinque settimane mi hanno fatto sentire a casa. Anche se per loro io e Giulia siamo solo due delle centinaia di studenti che hanno ospitato finora, per noi rimarranno sempre due persone speciali.

E così abbiamo lasciamo Llangollen e, con il volo delle 18:30, siamo tornati in Italia. Ed è arrivato anche il momento di salutare tutti i miei nuovi amici italiani: mi sono mancati molto soprattutto la prima settimana di nuovo a casa, Giulia in particolare: mi sono trovata benissimo anche con lei e mi piacerebbe vederla e sentirla più spesso ora che non possiamo più passare tanto tempo insieme. Anche adesso, che sono trascorsi quasi due mesi dal mio ritorno, non passa giorno in cui non pensi alla mio soggiorno in Galles, alle fantastiche persone che hanno contribuito a rendere indimenticabile questa esperienza e a quanto sono stata fortunata ad avervi potuto partecipare.

Se mi venisse offerta la possibilità di ripeterla accetterei sicuramente.

 

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