RELAZIONE FINALE
Era il sedici Giugno, il giorno della partenza per Valencìa. Come tutti gli
altri ero eccitato ma nello stesso tempo avevo paura. Avevo paura di volare
perché era la prima volta che prendevo l’aereo.
Mi alzai al mattino presto e mi feci accompagnare in macchina dalla mia famiglia fino a Bussoleno. Lì ci siamo salutati e io proseguì col treno fino a Torino Porta Nuova, dove mi aspettava Elena, un’amica che pure lei andava a Valencìa e che ci siamo conosciuti nella seconda riunione dedicata alla partenza in cui ci sono stati consegnati i documenti di viaggio e tutta la documentazione inerente. Insieme a Elena c’era anche sua cugina dove ci ha accompagnati con la sua macchina fino all’aereo porto di Bergamo.
Siamo arrivati all’Orio al Serio con due ore di anticipo, dopo aver fatto colazione abbiamo ringraziato e salutato la cugina di Elena e ci siamo diretti verso il check-in del Ryanair. Lì abbiamo incontrato anche gli altri ragazzi: Francesca, Martina, Serena, Elisa, Carlotta e Alessandro che anche loro venivano a Valencìa con noi che però, io gli ho conosciuti al primo incontro dedicato alla formazione interculturale. Dopo esserci salutati siamo andati a fare il check-in. Per me era la prima volta che lo facevo quindi aspettai la fine per farlo, e quando venne il mio turno, presentai i documenti e misi la valigia sopra la bilancia. Mentre aspettavo ho notato che c’era qualcosa che non andava, perche il signore che stava guardando i miei documenti ha fatto una faccia buffa come a dire “ Ma che documenti mi dai? ” e dopo un po’ mi disse che non poteva farmi partire, perché serviva il permesso di soggiorno e non la ricevuta del permesso di soggiorno, quindi dovevo tornare indietro. A quella notizia sembrò che il mondo mi crollasse addosso. Presi i documenti e la valigia e andai verso il bar. Tirai fuori dalla tasca il cellulare e chiamai Mara Costanzo ( la coordinatrice del Progetto Leonardo TravelStage) e gli spiegai la situazione. Mara mi disse di tornare a Torino e che lei mi avrebbe aiutato a rinnovare al più presto il permesso di soggiorno. Dopo la telefonata con Mara, salutai i ragazzi con cui dovevo partire e andai verso la stazione dove presi il pullman che mi portò a Torino.
A Torino incontrai Mara che ci siamo diretti verso la questura. Lì grazie alle conoscenze di Mara mi rinnovarono il permesso di soggiorno entro la giornata. Dopo aver preso il nuovo permesso di soggiorno ringraziai e salutai Mara e andai verso casa mia, a Susa.
A casa ho spiegato la situazione ai miei genitori e l’indomani sono partito di nuovo per Valencìa solo che questa volta sono partito dall’aereo porto di Milano. Sono arrivato a Malpensa con tre ore di anticipo e un’ ora prima dalla partenza andai verso il check-in di Clackair. Lì ho conosciuto una ragazza spagnola che mi diede una mano. Quando siamo andati nell’ aereo avevamo due posti diversi e lontani fra di noi, io il novantatre e lei il quattordici.
All’inizio quando l’aereo cominciò ad alzarsi ho avuto un po’ di paura, ma poi mi calmai e cominciai ad ascoltare la musica guardando dal finestrino. Più tardi venero due hostess con un carrello pieno di bevande dove io comprai due bibite di coca-cola, una per me e l’altra ho detto alla hostess di darla a Maria ( la ragazza che mi aveva aiutato con il check-in, per ringraziarla del aiuto dato) indicandole il posto.
Dopo un po’ venne la stessa hostess dicendomi che il capitano voleva parlarmi … “Era la prima volta che volavo, e avevo già combinato una delle mie. Magari Maria era sua figlia e adesso il capitano voleva tirarmi un po’ le orecchie per aver offerto alla figlia da bere.” pensavo mentre andavo in cabina di pilotaggio. Entrai in cabina di pilotaggio che ero tutto rosso. Dopo esserci salutati il capitano mi disse che si come ero stato gentile ad aver offerto da bere alla ragazza, potevo venire insieme a Maria a trascorrere il resto del viaggio nella cabina insieme a lui e l’altro pilota. Dopo questa notizia mi sembrava di essere al settimo cielo, quindi andai da Maria e gli spiegai la situazione, dopodiché andammo in cabina per il resto del viaggio. Da lì sembrava di essere tu quello che pilotava anziché il pilota. Era una cosa bellissima, io e Maria eravamo contenti perché sia per lei era la prima volta che viaggiava in cabina di pilotaggio pur non essendo la prima volta che volava.
All’atterraggio abbiamo salutato il capitano e ci siamo diretti verso l’uscita. Eravamo ad aspettare le valigie e io, timido come sono, chiesi a Maria se quella Domenica poteva venire insieme a me all’Oceanografic. Dopo la sua confermazione ci siamo scambiati i numeri del cellulare e abbiamo cominciato a conoscerci meglio. Ho scoperto che Maria aveva 21 anni e studiava medicina. Quest’ anno aveva fatto l’erasmus a Trieste.
Dopo aver preso la valigia ci siamo salutati uscendo dall’aereo porto promettendoci che ci saremmo rivisti domenica mattina.
Ero vicino a un bar dell’aereo porto che aspettavo Carlos (il mio tutore in Spagna). Me lo immaginavo che venisse con lo smoking, occhiali scuri, capelli a spazzola ma soprattutto un uomo sui quaranta anni. E invece Carlos era un ragazzo sui venti-cinque, vestito con jeans e maglietta a maniche corte ed era messicano.
Dopo esserci salutati e presentati siamo andati nella Plaza del Toros. Lì abbiamo aspettato gli altri ragazzi che erano venuti il giorno prima di me e poi siamo andati in un bar italiano a cenare e a guardare gli europei. Quella sera giocava l’Italia contro la Francia. Dopo aver festeggiato la vittoria dell’Italia, io e gli altri ragazzi siamo andati nel nostro appartamento prendendo un taxi. In Spagna il taxi costava poco perché la tariffa spesa lo dividevamo per quanti eravamo in macchina, quindi avvolte era più conveniente prendere il taxi.
La prima settimana lo abbiamo trascorso andando a scuola per imparare lo spagnolo. Nel tempo libero andavamo al mare o in giro a visitare la città. Il sabato pomeriggio chiamai Maria dicendole che non potevo più andare all’Oceanografic insieme a lei per problemi personali. Quindi Domenica mattina io, Elena, Alessandro, Martina ed Elisa siamo andati a visitare l’Oceanografic. L’Oceanografic è il più grande acquario d’Europa, sette volte quello di Genova, con laghi artificiali dove vivono 45 mila animali di 500 specie diverse. Nelle vasche dell’Oceanografic sono riprodotte sette diversi habitat marini, dall’Artico Agli ambienti tropicali. L’acqua è prelevata dall’Mediterraneo. Abbiamo visitato la vasca dell’Oceano Atlantico. E’ la vasca più grande dell’acquario con due torri sottomarine collegate da un tunnel da quasi 40 metri dove nuotano anche squali bianchi a altre specie del mare aperto. Poi abbiamo visitato i mari nostri, una cupola di cristallo che ospita gli ambienti delle zone costiere umide, compresa la foresta di mangrovie. Poi l’ambiente dei mari tropicali, l’ambiente artico, l’habitat del Mar Rosso e alla fine abbiamo visto lo spettacolo dei delfini. Così siamo tornati a casa che eravamo stanchi morti. La seconda settimana abbiamo cominciato a lavorare presso il ristorante Nederland. Le prime due ore abbiamo servito alcuni tavoli e poi siamo andati a parlare con Ramon ( il nostro capo). Egli ci disse che dovevamo andare via perché noi non studiavamo l’alberghiero ma chi per meccanica, chi per elettromeccanica e ancora chi per segretaria. Così ci siamo trovati disoccupati. Più tardi abbiamo parlato con il nostro tutore e poi con Mara. Essi ci dissero che saremmo andati a lavorare presso un altro ristorante e che la seconda settimana potevamo fare vacanza.
Quindi la seconda settimana lo abbiamo trascorso prendendo il sole dove io mi sono ustionato, e andando a ballare.
Intanto Carlotta e Serena erano andate a lavorare ad Alicante e invece Elisa e Francesca in un'altra città turistica quasi vicino a Valencìa. Così a Valencìa siamo rimasti solo in quattro: io, Elena, Martina e Alessandro.
Domenica sera dovevamo andare in una festa che si teneva in spiaggia quando Elena cominciò a stare male. Non riusciva più a respirare … Con molta difficoltà ci disse che aveva l’asma e che aveva lasciato le medicine a casa. Abbiamo chiamato Carlos per dirgli di mandare una ambulanza a casa nostra perché Elena stava male. Dopo un ora arrivarono dei medici che diedero una mano ad Elena. Il mattino seguente siamo andati in farmacia a comperare i farmaci per Elena. Poi le due ragazze sono andate a lavorare di nuova al ristorante Nederland (perché le avevano chiamate per dirle che alla fine volevano solo le due ragazze), invece io e Ale siamo andati a lavorare presso un ristorante di una scuola dove lavorava Carlos. Così la terza settimana lo abbiamo trascorso lavorando.
All’inizio della quarta settimana anche a me e Ale ci hanno chiamati a lavorare presso il Nederland. Solo ché Elena e Martina facevano le cameriere invece io e Ale i baristi. Lì ho imparato a fere il barista e ho scoperto il “bar con le macchinette”. Cioè il barista doveva inserire i soldi oppure la tessera nelle macchinette per poter avere le bevande da dare ai clienti. Lavoravo per sei ore al giorno, e quando lavoravo per più di sei ore venivo pagato. Così grazie a questa esperienza ho imparato il mestiere e a comunicare in spagnolo. Gli amici che abitavano insieme a me erano gentili e coretti. Non avevamo diviso i lavori perché tutti davano una mano all’altro e soprattutto dove serviva. Una volta alla settimana si andava a fare la spesa, nel tempo libero si andava al mare o a fare shopping. Di sera si andava a ballare o si faceva un giro per il centro della città e così eravamo tutti felici e contenti. Penso che la quarta e la quinta settimana è stata la settimana più bella a confronto alle altre, perché finalmente si lavorava insieme e si conosceva gente nuova. La quinta settimana lo abbiamo trascorso facendo shopping e preparandoci per il rientro in Italia. L’ultima sera sono venute anche Serena e Carlotta dall’Alicante, perché anche loro venivano insieme a noi in Italia, invece Elisa e Francesca si sarebbero fermate per altre tre settimane.
Quella sera abbiamo preparato le valigie e festeggiato bevendo e mangiando a casa nostra fino al mattino. Io mi ero affezionato alla Spagna e non ero molto contento di tornare a casa. Sarà perché dove abito, la città è piccola e non è bella come Valencìa, o perché avevo fatto amicizia con ragazzi Valencìani, ormai avevamo legato tra di noi e sembrava brutto salutarsi però ci siamo promessi che ci saremmo visti, insomma la questione era che io in questo stage mi sono trovato proprio bene. Fare uno stage in Spagna mi è servito a capire che la vita non è semplice quanto sembra, mi piace vivere a Valencìa e se potessi sarei rimasto ancora per un po’ di giorni in più. Al mattino abbiamo lasciato la casa come lo abbiamo trovato e siamo partiti per l’aereo porto. La nostra compagnia aerea era la Vueling. Nell’aereo abbiamo scattato delle foto e girato dei video per ricordo.
All’aereo porto di Milano ci siamo salutati promettendoci di nuovo che ci saremmo rivisti. A Malpensa non c’era nessuno ad aspettarmi perché i miei genitori lavoravano quindi feci il viaggio da solo.
Dopo aver viaggiato per circa tre ore sono andato a casa che ero stanco morto. Susa mi sembrò una città antica rispetto Valencìa. Mi sembro di paragonare l’Italia con l’Albania. Ma dopo un po’ di giorni ho ricominciato ad abituarmi alla “vecchia” vita. Nei giorni successivi ho parlato con Martina, Elena e Alessandro. Martina mi ha detto che partiva in vacanza con il suo ragazzo, Elena andava in Romania con la famiglia e Alessandro, pure lui andava al mare con la sua famiglia. Dopo due mesi mi chiamò Elena per dirmi se potevo andare a Torino da lei perché ci andava anche Martina con Alessandro. Purtroppo io le ho risposto che non potevo perché in quel periodo lavoravo. Sì come ogni anno lavoro nell’ estate e poi a Settembre vado a scuola.
Se potessi tornare in dietro nel tempo, direi che farei ancora per molte
volte l’esperienza fatta a Valencìa talmente che mi è piaciuta molto.
Consiglierei anche ai miei compagni di scuola a fare la mia stessa esperienza
perché secondo me è una cosa molto utile per i giovani di oggi come noi.
Muharem Hoxha